Il “caso Chiarotti” diventa nazionale, la frase in consiglio comunale stigmatizzata anche dalla premier Meloni

Il consigliere Pd alla minoranza: «Vi abbiamo già appesi a testa in giù una volta». Immediate le scuse, chieste al dem dalla sindaca Salis, ma le polemiche, dopo aver infiammato la sala Rossa, sono sbarcate su tutti i media, compreso Dagospia

Una mattinata che doveva scorrere tra ordini del giorno e discussioni amministrative si è trasformata in un caso politico. In consiglio comunale, durante una delle sedute più tese delle ultime settimane, il consigliere Pd Claudio Chiarotti si è lasciato andare a un’espressione che ha immediatamente infiammato l’Aula e scatenato reazioni a catena: «Non dire cazzate, vi abbiamo già appesi per i piedi una volta», ha detto rivolgendosi alla capogruppo di Fratelli d’Italia Alessandra Bianchi.

La miccia in Aula
L’episodio è nato dal clima già teso in seguito al rifiuto della maggioranza di centrosinistra di concedere un minuto di silenzio per ricordare l’attivista conservatore Charlie Kirk, ucciso negli Stati Uniti. Dalle parole di Bianchi, che aveva accusato il centrosinistra di doppiezza e di aver intonato “Bella Ciao” in Aula, è arrivato il commento di Chiarotti, sfociato nella frase che ha immediatamente provocato clamore.
La seduta è stata sospesa e i capigruppo convocati d’urgenza. Al rientro in Aula, la sindaca Silvia Salis ha preso la parola: «Il consigliere Chiarotti ha sbagliato, ha detto una cosa che non doveva dire. Mi dissocio da questo insieme alla Giunta. Ho chiesto che scusi e lo farà».
Le scuse del consigliere
Chiarotti ha chiesto scusa pubblicamente: «Non penso che in quest’Aula ci siano dei fascisti. Sono un antifascista convinto e orgoglioso, ma riconosco che le parole usate sono state una mancanza di rispetto verso le istituzioni e verso i colleghi. Ribadisco le mie scuse alla sindaca, al Consiglio e alla Giunta».
La polemica politica
Nonostante le scuse, la vicenda ha assunto subito una dimensione nazionale. La premier Giorgia Meloni, intervenendo a un comizio nelle Marche, ha citato l’episodio: «Nessuno in Italia è oggetto di un discorso di odio come la sottoscritta. L’ultimo è un consigliere comunale di Genova che ha detto alla capogruppo di FdI: ‘vi abbiamo appesi a testa in giù già una volta’. Calmiamoci, riportiamo il dibattito dove deve stare».
Il coordinatore regionale di FdI, l’onorevole Matteo Rosso, ha parlato di parole «assolutamente inaccettabili».
«Condanno nella maniera più assoluta le parole che il consigliere Chiarotti ha rivolto ad Alessandra Bianchi e con lei a tutta la comunità di Fratelli d’Italia . ha commentato -. Frasi che non si possono sentire in un’Aula dove anche io, in passato, ho discusso animatamente, ma senza mai minacciare nessuno». Rosso ha poi spiegato: «Quello che avevamo chiesto oggi non era il riconoscimento politico di Kirk, ma il riconoscimento umano che uccidere una persona perché la pensa in maniera differente è sbagliato. Purtroppo frasi come questa non fanno bene al dibattito democratico, ma alimentano un clima d’odio e di violenza che speravamo fosse relegato al passato del nostro Paese».
E ha concluso richiamando le parole del Capo dello Stato: «Anche il solo supporre una superiorità morale nei confronti dell’avversario politico, mai nemico, legittima derive pericolose. Come ha ricordato ieri il presidente Sergio Mattarella: l’odio moltiplica l’odio e la violenza moltiplica la violenza».
A Genova, la stessa Bianchi ha rincarato: «Le scuse a livello personale possono essere accettate, ma non possiamo considerare normale un clima simile. Sono frasi gravissime, che alimentano odio e intolleranza. La politica deve dare l’esempio, non legittimare la violenza».
Le reazioni trasversali
La senatrice di Italia Viva Raffaella Paita ha definito «giusta e opportuna» la presa di distanza della sindaca Salis, sottolineando come «lo scontro politico non possa mai scadere nell’insulto e nella violenza».
Dura anche la deputata ligure Ilaria Cavo (Noi Moderati-Orgoglio Genova): «Siamo una forza che si riconosce nei valori della democrazia e dell’antifascismo. Parole come quelle pronunciate oggi sono inascoltabili, offensive per le istituzioni e per la città di Genova. Speriamo che questo episodio serva ad abbassare i toni e che non si ripeta mai più».
Una ferita per la città
La frase di Chiarotti non ha solo acceso i riflettori sul clima incandescente a Tursi, ma ha anche alimentato una riflessione più ampia sul linguaggio della politica. In un contesto internazionale già scosso dall’omicidio di Kirk e dalla polarizzazione ideologica, le parole del consigliere sono apparse come un segnale pericoloso di quanto la tensione stia avvelenando anche il dibattito locale.
Resta ora il monito della sindaca Salis: «È stato detto qualcosa che non era adeguato al momento. Abbiamo il dovere di riportare il confronto politico sul terreno del rispetto reciproco e delle istituzioni».
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